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Alessia

suggeriti*

ღSailor Padellusღ

(a.k.a. Channy)
December 08

Come un’equilibrista.

 

Il filo è sottile, instabile.

Sotto c’è il buio e ad ogni passo il rischio di precipitare nel vuoto.

Potrebbero essere dieci centimetri, o venti metri.

Tu non puoi saperlo.

Puoi solo restare fermo… o camminare.

Il punto è… che non importa giungere o meno dall’altra parte del filo.

L’importante è avere il coraggio di mettere un passo davanti all’altro, e proseguire.

 

<<…la vita
non è proprio così
a volte è complicata come una
lunga corsa a ostacoli
dove non ti puoi ritirare
soltanto correre…>>

[883]

 

Chi cade ha già scelto.

 

September 28

 

 
 
Che sia il caso di ampliare la gamma cromatica del mio vestiario?

...forse male non farebbe...

 

 

September 22

Il bromuro è l'unica via.

 

Corollario 57: L’INDIFFERENZA è SEMPRE L’ARMA MIGLIORE… TRANNE, FORSE, DELLA VENDETTA.

 

Mi domando –e la mia è una domanda puramente retorica, s’intende- se non sia un mio talento naturale attirarmi le antipatie delle persone represse.

E soprattutto, il quesito fondamentale è: ME NE SBATTE FORSE QUALCOSA?

... indovinato. Anche qui la risposta è scontata.

 

Spassionatamente, Alessia :*

 

September 10

 

 
AMMESSA.
August 11

La Canzone del Mare.

 

Alba: quando il cielo si veste del suo manto rosa più sfarzoso per accompagnare il sole appena sveglio sulla sommità del mare, a far brillare le gemme dell’acqua di una luce che illumina il cuore.

 

Il ragazzino camminava a piedi nudi sulla sabbia, agitando in aria un bastone trovato poco lontano, portato fin lì da chissà dove dai flutti.

La brezza salmastra pungeva come spilli la pelle: il sole appena sorto non aveva ancora avuto il tempo di riscaldarla col suo tiepido abbraccio.

C’era silenzio tutt’intorno. Un silenzio leggero, di attesa. Un silenzio giusto e tranquillo.

In quel momento la vide: una bambina con i capelli della stessa tonalità di rosa acceso dell’alba, arrossati dai raggi dell’astro nascente.

Sembrava stesse giocando, poco lontano dalla riva.

Man mano che il ragazzo si avvicinava si accorse che stava costruendo un castello, compattando la sabbia con le manine perché i colpi di vento troppo forti non le rubassero granelli preziosi della sua creazione.

Era talmente assorta che non parve accorgersi che qualcuno, proprio lì vicino, la stava osservando.

<<Che fai?>>

La curiosità che aleggiava in quella voce sconosciuta la spinse ad alzare lo sguardo. Un paio d’occhi del colore del mare la osservarono di rimando, attendendo una risposta.

La bambina inclinò un poco la testa, in silenzio. Poi scrollò le spalle, e riprese a lavorare.

Il ragazzino, un poco irritato per essere stato ignorato, tuttavia non si arrese.

<<Lo sai che ore sono? I tuoi genitori lo sanno che sei qui?>>

Nessuna risposta. Un altro tentativo.

<<Perché non mi rispondi? Come ti chiami?>>

La bambina alzò lo sguardo una seconda volta. Fissò i suoi occhi d’ambra liquida in quelli interrogativi che le erano puntati addosso, ma non rispose.

Lo guardava e basta, senza che nei suoi occhi si potesse scorgere alcunché. Come se lo stesse studiando.

Il ragazzo sbattè le palpebre, e solo allora la figurina in rosa diede cenni di vita.

Si portò l’indice davanti alla bocca, soffiando uno <<shhhhht>> lieve come la spuma del mare. Poi mise una mano a coppa dietro l’orecchio, e chiuse gli occhi.

L’altro si accinse a imitarla, come se gli fosse stato impartito un muto ordine di straordinaria importanza: non capiva a cosa potesse servire, ma la curiosità era davvero troppa.

Allora potè sentirlo anche lui: l’immoto silenzio della spiaggia. La voce soave delle onde. Lo stridere dei gabbiani. La schiuma che si infrangeva sugli scogli…la canzone del mare.

Rialzò le palpebre dopo un po’di tempo. Non sapeva bene quanto, ma la piccola scultrice si era già rimessa all’opera.

La fissò ancora. Stavolta in silenzio.

Poi corse via.

Ormai il lavoro era quasi ultimato, con tanto di torrette e finestrelle rotonde: davvero un bel castello.

La bambina strofinò le mani per ripulirle dalla sabbia, sollevandosi sulle ginocchia per mettere una bandierina sulla torre più alta. La distolse dal suo compito un rumore di passi: il ragazzino era tornato. Aveva il fiatone come se avesse corso, e portava qualcosa: erano due coni gelato identici. Se ne vide porgere uno con un sorriso.

La bimba prese il cono che le veniva offerto, ringraziando con un cenno del capo.

Gli occhi d’ambra ebbero un guizzo di divertimento, ora.

E la risata della bambina dai capelli dell’alba si perse nell’aria, danzando sulle note della canzone del mare.

 

<<Just you shut your mouth.

She says…shhhhhh>>

[David Bowie]

 

 
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