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    December 08

    Come un’equilibrista.

     

    Il filo è sottile, instabile.

    Sotto c’è il buio e ad ogni passo il rischio di precipitare nel vuoto.

    Potrebbero essere dieci centimetri, o venti metri.

    Tu non puoi saperlo.

    Puoi solo restare fermo… o camminare.

    Il punto è… che non importa giungere o meno dall’altra parte del filo.

    L’importante è avere il coraggio di mettere un passo davanti all’altro, e proseguire.

     

    <<…la vita
    non è proprio così
    a volte è complicata come una
    lunga corsa a ostacoli
    dove non ti puoi ritirare
    soltanto correre…>>

    [883]

     

    Chi cade ha già scelto.

     

    September 28

     

     
     
    Che sia il caso di ampliare la gamma cromatica del mio vestiario?

    ...forse male non farebbe...

     

     

    September 22

    Il bromuro è l'unica via.

     

    Corollario 57: L’INDIFFERENZA è SEMPRE L’ARMA MIGLIORE… TRANNE, FORSE, DELLA VENDETTA.

     

    Mi domando –e la mia è una domanda puramente retorica, s’intende- se non sia un mio talento naturale attirarmi le antipatie delle persone represse.

    E soprattutto, il quesito fondamentale è: ME NE SBATTE FORSE QUALCOSA?

    ... indovinato. Anche qui la risposta è scontata.

     

    Spassionatamente, Alessia :*

     

    September 10

     

     
    AMMESSA.
    August 11

    La Canzone del Mare.

     

    Alba: quando il cielo si veste del suo manto rosa più sfarzoso per accompagnare il sole appena sveglio sulla sommità del mare, a far brillare le gemme dell’acqua di una luce che illumina il cuore.

     

    Il ragazzino camminava a piedi nudi sulla sabbia, agitando in aria un bastone trovato poco lontano, portato fin lì da chissà dove dai flutti.

    La brezza salmastra pungeva come spilli la pelle: il sole appena sorto non aveva ancora avuto il tempo di riscaldarla col suo tiepido abbraccio.

    C’era silenzio tutt’intorno. Un silenzio leggero, di attesa. Un silenzio giusto e tranquillo.

    In quel momento la vide: una bambina con i capelli della stessa tonalità di rosa acceso dell’alba, arrossati dai raggi dell’astro nascente.

    Sembrava stesse giocando, poco lontano dalla riva.

    Man mano che il ragazzo si avvicinava si accorse che stava costruendo un castello, compattando la sabbia con le manine perché i colpi di vento troppo forti non le rubassero granelli preziosi della sua creazione.

    Era talmente assorta che non parve accorgersi che qualcuno, proprio lì vicino, la stava osservando.

    <<Che fai?>>

    La curiosità che aleggiava in quella voce sconosciuta la spinse ad alzare lo sguardo. Un paio d’occhi del colore del mare la osservarono di rimando, attendendo una risposta.

    La bambina inclinò un poco la testa, in silenzio. Poi scrollò le spalle, e riprese a lavorare.

    Il ragazzino, un poco irritato per essere stato ignorato, tuttavia non si arrese.

    <<Lo sai che ore sono? I tuoi genitori lo sanno che sei qui?>>

    Nessuna risposta. Un altro tentativo.

    <<Perché non mi rispondi? Come ti chiami?>>

    La bambina alzò lo sguardo una seconda volta. Fissò i suoi occhi d’ambra liquida in quelli interrogativi che le erano puntati addosso, ma non rispose.

    Lo guardava e basta, senza che nei suoi occhi si potesse scorgere alcunché. Come se lo stesse studiando.

    Il ragazzo sbattè le palpebre, e solo allora la figurina in rosa diede cenni di vita.

    Si portò l’indice davanti alla bocca, soffiando uno <<shhhhht>> lieve come la spuma del mare. Poi mise una mano a coppa dietro l’orecchio, e chiuse gli occhi.

    L’altro si accinse a imitarla, come se gli fosse stato impartito un muto ordine di straordinaria importanza: non capiva a cosa potesse servire, ma la curiosità era davvero troppa.

    Allora potè sentirlo anche lui: l’immoto silenzio della spiaggia. La voce soave delle onde. Lo stridere dei gabbiani. La schiuma che si infrangeva sugli scogli…la canzone del mare.

    Rialzò le palpebre dopo un po’di tempo. Non sapeva bene quanto, ma la piccola scultrice si era già rimessa all’opera.

    La fissò ancora. Stavolta in silenzio.

    Poi corse via.

    Ormai il lavoro era quasi ultimato, con tanto di torrette e finestrelle rotonde: davvero un bel castello.

    La bambina strofinò le mani per ripulirle dalla sabbia, sollevandosi sulle ginocchia per mettere una bandierina sulla torre più alta. La distolse dal suo compito un rumore di passi: il ragazzino era tornato. Aveva il fiatone come se avesse corso, e portava qualcosa: erano due coni gelato identici. Se ne vide porgere uno con un sorriso.

    La bimba prese il cono che le veniva offerto, ringraziando con un cenno del capo.

    Gli occhi d’ambra ebbero un guizzo di divertimento, ora.

    E la risata della bambina dai capelli dell’alba si perse nell’aria, danzando sulle note della canzone del mare.

     

    <<Just you shut your mouth.

    She says…shhhhhh>>

    [David Bowie]

     

    July 06

    What's the meaning?

     

    Zac.

    I petali rossi macchiavano l’erba di gocce di sangue, recise inesorabilmente dal filo tagliente delle forbici.

    Le mani della ragazza lavoravano con metodo: calme, precise. Come se avessero compiuto quell’operazione centinaia di volte.

    Zac.

    Le rose cadevano una dopo l’altra. E una dopo l’altra venivano sistemate in un cesto. Meccanicamente.

    L’espressione di Chan era distaccata, apatica. Non mostrava alcun rimorso. Tagliava e basta.

    Zac.

    Accidenti ai Purosangue straricchi e arroganti. Avrebbero potuto avere tutti i fiori che desideravano dalle sue serre: fiori magici, interessanti, canterini persino. E invece chiedevano sempre quelle maledettissime rose.

    Che avevano di tanto speciale?

    Zac.

    Rosse. Le volevano rosse. Dal gambo lungo, in vasi di cristallo. Più o meno 300.

    E lei odiava le rose: erano banali. Erano dappertutto. Erano rose.

    Ma che gliene importava poi?

    Zac.

    Una goccia di pioggia le cadde sul volto: il cielo era scuro, arrabbiato. L’aria era afosa, impregnata dell’odore dell’acqua.

    Chan realizzò di odiare anche quelle nuvole nere. Quell’atmosfera pesante. Quell’umidità che le appiccicava i vestiti.

    Zac.

    Meglio sbrigarsi, o la pioggia avrebbe disfatto tutti i fiori. E le avrebbe infradiciato la camicetta.

    Non che a lei importasse.

    Non in quel momento.

    Zac.

    Ormai il rumore delle lame era impercettibile: lo scroscio della pioggia attutiva ogni suono, e quello che prima era rumore adesso era solo silenzio. Una coltre ovattata che avvolgeva il roseto.

    Meglio di una pistola col silenziatore.

    Zac.

    Erano più di 300. Ne era certa. Le aveva contate. E il cestino era quasi pieno.

    Perché continuava a tagliarle? Non ce n’era motivo.

    Così come non c’era motivo di ordinare 300 rose rosse per un banale ricevimento, sapendo che il giorno dopo sarebbero finite tutte in un cassonetto dell’umido.

    Voleva dire distruggere per pura vanità.

    Zac.

    L’ultimo.

    Le forbici le caddero di mano, e là le lasciò.

    Raccolse quell’ultima rosa, rigirandola tra il pollice e l’indice.

    Era bella. Perfetta. E vuota.

    Si punse un dito con una spina.

    Come aveva fatto a pungersi? Era sempre così attenta quando maneggiava i fiori…

    Si accorse solo allora che le dita le tremavano.

    Perché poi?

    Non lo sapeva.

    Fissò il fiore tremare anch’esso, tra le sue dita. E ne sfiorò i petali, accarezzandoli.

    ‘Che senso ha…?’

    Sospirò.

    Poi strinse la presa, fino a stritolarla. Finchè non le rimase in mano solo qualche frammento stropicciato di quella corolla un tempo perfetta. E lasciò che il vento soffiasse via quel che ne rimaneva.

    Meglio andare a casa. Molto meglio.

    …già.

    Prese il cestino. Raccolse le forbici. E si voltò.

    June 29

    Why?

    Click sul tulipano

    May 22

    Do me a favour.

     

    Fatemi un favore. Tutti quanti.

    Almeno per questo mese, non mi fate arrabbiare e non prendetevela neppure con me.

    Se avete voglia di insultarmi, mordetevi la lingua e pensate che avrete tutto il resto della vita per farlo.

    Se sono io a dire qualcosa di scortese, prendete un foglietto e segnatevelo. Al 22 di giugno (fra un mese esatto) mi mandate il conto. Mi spedite il foglietto con tanto di insulti allegati.

    Ma intanto, lasciatemi in pace.

    Non ce la faccio a sopportare di litigare con qualcuno. Con nessuno.

     

     

    Cordiali saluti, la Psicolabile.

    May 18

    Stà zitto.

     

    Ogni volta che rileggo le cose che scrivo –a mente più o meno lucida- mi convinco sempre di più che da morta finirò nel V cerchio dell’Inferno, assieme agli ‘iracondi tristi’.

    Dio, quanto sono repressa.

     

     

     

     

     

    Morale: http://www.youtube.com/watch?v=R7Y2mbCQk34&feature=related

     

    17-5-08 *** prima ora d'inglese, intorno alle 8.30

     

    Stamattina la pioggia mi ha messo di buon umore.

    Sia chiaro, io odio la pioggia: è bagnata. Appiccicaticcia. E mi riduce i capelli uno schifo.

    Però passando dammezzo al parco proprio non riuscivo a impedirmi di sorridere guardando la pioggia attraverso la plastica trasparente e rosa dell’ombrello.

    Sarà che ‘sto tempo grigio si intona alla perfezione col mio umore tetro (…e per me che sono una maniaca degli abbinamenti capita proprio a fagiolo), sarà che mi piace fissare –non senza un certo sadismo- il cielo che piange al mio posto (tsk, poi mi cola il trucco!), sarà che semplicemente ho esaurito la mia riserva di scazzo e non posso far altro che scrollare le spalle rassegnata a tutto quello che c’è di storto, sarà che con l’ombrello potevo stare tranquilla: nessun piccione mi avrebbe cagato in testa, e in caso avesse cercato lo scontro avrei sempre potuto infilzarlo a morte o usarlo come palla da baseball…

    Camminavo. Camminavo e pensavo solo ‘fanculo’. Sorridendo.

    Fanculo alla componente scolastica che manda lettere inutili per colloqui inutili e per giunta dopo che la data del colloquio è passata da giorni.
    Fanculo all’ultima circolare grazie alla quale se uno arriva in ritardo o se ne torna a casa, o si passa la giornata in biblioteca a fare la muffa, oppure deve chiamare mammina a giustificare in vicepresidenza.

    Fanculo alla vicepreside e a quellallà di francese che potevano farmi entrare senza rompere il cazzo, chè tanto fra due settimane sarà finita e non la rivedrò più ‘sta scuola di merda.

    Fanculo a ‘sta scuola di merda.

    Fanculo alle segreterie delle altre scuole che sono aperte solo la mattina.

    Fanculo a tutti i posti che stanno in Culandia.

    Fanculo ai silenzi e alle parole non dette.

    Fanculo al mio cazzo di vizio di ignorare i problemi finchè non ti sommergono.

    Fancuno alle urla e ai litigi.

    Fanculo ai pianti isterici.

    Fanculo a quest’umore di merda.

    Fanculo a questo periodo, di merda.

    Fanculo ai segreti e alle amicizie a metà.

    Fanculo ai ritardi.

    Fanculo all’ipocrisia.

    Fanculo al menefreghismo.

    Fanculo a chi dovrebbe solo star zitto e pensare a fare i fatti anziché predicare bene e basta.

    Fanculo ai rompicoglioni.

    Fanculo ai consigli spassionati dei ‘sottuttoio’.

    Fanculo alle parole inutili.

    Ma soprattutto, fanculo a me stessa.

    Fanculo a tutta la merda che mi sono cercata e in cui mi sono sepolta da sola.

    Fanculo a come sono fatta e alla mia testa bacata.

    Fanculo anche alle lamentele.

    …perchè come dice il proverbio: “hai voluto la bicicletta? E ora pedala!”

    E pedaliamo. Dato che non si può fare altro.

    Prima o poi dalla merda si esce.

    …o ci si affoga dentro, male che vada.

    L’unica è alzare la testa e sorridere strafottente in ghigna al mondo, perché deprimendosi o autocommiserandosi non è che si risolva nulla…

    Sorridi che la vita ti sorride?

    ‘sto cazzo! Al massimo ti sputa in faccia o ti spala merda addosso.

    …ma ‘sta volta non mi coglierà impreparata: la aspetto con la padella e l’idrante sguainati.

    Fatti avanti, bastarda!

    Ti sto aspettando.

    Con le unghie e con i denti, Alessia 

     

     

    May 11

    Quando non puoi far altro che assecondare la penna.

     

    Vuoto. Buio. Silenzio.

    Una cupa proiezione della realtà, null’altro.

    Tutt’intorno ci sono rovi, soltanto rovi. Si snodano a perdita d’occhio, arrampicandosi sulle scure pareti del nulla. Un nulla rischiarato di una luce vermiglia, innaturale, spettrale.

    E tutt’intorno, di nuovo il nulla.

    Non è il buio di per sé a inquietare, e nemmeno i rovi che paiono poterti ferire per uno sguardo di troppo o al minimo cenno di movimento…ma la totale assenza della realtà, di un qualcosa di palpabile, concreto, familiare. Come può esserlo una qualunque traccia dell’uomo o della natura.

    …non v’è niente di tutto ciò, in questo posto.

    Proseguendo ancora buio, ancora nulla. Ancora assordante, opprimente, assoluto silenzio.

    Urla. Urla pure. Tanto nessuno ti sentirà mai, qui nel nulla.

    Nessuno, a parte i rovi che se ne stanno lì indifferenti, a decorare un nulla di ansia e paura. E di spine.

    E cosa pensi mai di poter fare tu, che ti sei perso nel nulla?

    Cosa, se non vagare a vuoto, all’infinito, finchè l’oppressione del nulla ti farà crollare esangue, in ginocchio, ferito dai rovi, disperato dalla solitudine e dall’insopportabile convinzione che il vuoto, che il nulla non finirà mai…mai e poi mai…in beffa a ogni tuo sforzo?

    E quanto credi di poter mai resistere tu, anima già provata dal cammino che ti ha condotto al nulla…tu, anima scoraggiata, anima debole?

    Il vero inferno non è dolore. Il vero inferno è l’assenza di qualsiasi cosa.

    Il vero inferno è svegliarsi e scoprire che il nulla ti sta divorando, lentamente ma inesorabilmente. Ti sta masticando. E tu senti le ossa scricchiolare e poi spezzarsi, strette nella morsa di un qualcosa che non puoi afferrare, di un qualcosa che non hai né la forza né le armi per affrontare.

    Non ci si può liberare del nulla, perché il nulla non esiste. Il nulla è nulla e basta.

    E sa come prendersi gioco di te.

    La sua silenziosa risata risucchia le tue grida, il tuo orrore.

    Ti avvolge piano.

    Piano piano.

    Talmente piano che quando te ne accorgi –se te ne accorgi- è ormai troppo tardi: ti sommerge fino al collo, come le sabbie mobili.

    Ti lascia il tempo di capire che c’è, il tempo di capire che ti sta uccidendo.

    …ma per contro, capirlo non ti porterà alla salvezza: ti spingerà soltanto a dibatterti con più forza, accelerando il processo che gli permetterà di inghiottirti.

    Di impossessarsi di te.

    Con i suoi tentacoli ti stritola…con lentezza esasperante, quasi volesse assaporare la tua sconfitta.

    Le senti le spine che ti perforano il cuore? Le senti? Eh?

    No, non le senti. Non senti più nulla.

    …perché ormai è troppo tardi.

    E il nulla si è già impossessato di te.

    Per sempre.

    Da sempre.

     

    Defunta

    April 28

    Chi vorresti al tuo tavolo?

     

    So che il titolo non è dei più chiari…ma lasciatemi spiegare xD

    Oggi durante l’ora di italiano (5° ora -> cervello fuso, si capisce) non si sa come, non si sa perché –sarà che l’Inferno Dantesco fa pensare- è uscito fuori questo inutile quesito.

    Metti che alla tua morte al posto di Inferno, Paradiso e robe varie ci si trovi a giocare a carte (dico a carte, ma può essere qualunque altra cosa…è soltanto un esempio). Per tutta l’eternità. E puoi sceglierti solo 6 persone (3 maschi e 3 femmine) da far sedere con te attorno al tavolo.

    …chi scegli?

    A primo impatto non sembra una domanda difficile, ma pensateci: TUTTA L’ETERNITà.

    Chi pensate di poter sopportare tra amici, conoscenti etc. per tutta l’eternità?

    …oddea, io mi sono trovata in difficoltà...perchè oltretutto le persone che decidi di portare con te devono anche andare d’accordo tra loro!

    …e metti che fai sedere un tuo amico che vuole sempre vincere?

    Ogni partita che perde, minimo ti tiene il muso cent’anni.

    …e metti che fai sedere persone che non si conoscono tra loro?

    E’ vero che per conoscersi hanno tutta l’eternità, ma se poi si stanno antipatici?

    E poi l’eternità è l’eternità!

    Sono poche le persone che riesco a sopportare per 24 h piene, figurarsi l’eternità!

    Aspetta, poi sono 3 uomini e 3 donne: non uno di più e non uno di meno…se dimentichi qualcuno poi si arrabbia, e se hai posti liberi al tavolo non ti puoi sedere.

    Che fai, vuoi per caso che qualcuno ti porti rancore in eterno? O vuoi stare in piedi?

    Mamma che mal di gambe. Non voglio nemmeno immaginarlo.

    …devo ammettere che alla fine penso di averle trovate le 6 persone. Sicuro che se ci ripenso domani non saranno già più quelle, però le ho trovate.

    And you? 8)

     

    Una sempre più sQuilibrata Alessia.

    April 23

    Ho mischiato talmente tanti argomenti che non so che titolo mettere...sceglietevi quello che più vi garba: Manuale del perfetto maniaco omicida / Masochisti si nasce / L'abito fa il monaco eccome.

     

    Buongiorno mie adorate fragoline di bosco! (sì, sto parlando proprio con voi, che state qui a leggere le cagate che scrivo…a questo proposito, I love you –inteso come voi, non come ‘te’ al singolare ?_? oddea, lasciamo perdere l’inglese che è meglio…)

    Sì, ecco…riprendo a scrivere dato che almeno in parte sono rinsavita. Già, basta interventi imoH che quando li rileggo mi si rizzano i capelli in testa °_°

    Si torna alla schizofrenia abituale.

    Per l’intanto vorrei ringraziare il maniaco omicida per la minaccia: ora sì che il mio blog è completo…dopo interventi da parte di zoccole varie, sconosciuti simpatici, amici etc…la minaccia di morte mi mancava.

    Una però basta e avanza, anche perché se la cosa si dovesse ripetere non mi pesa il culo ad andare alla polizia postale.

    Invito comunque il chicchessia burlone (e dico burlone perché per fortuna mia e sfiga altrui sono ancora viva e a piede libero) a impiegare il suo tempo libero nell’apprendimento della lingua italiana, anziché imbrattare i blog altrui.

    …che poi devo ammetterlo, io un po’ci ho pensato su…ma come fai ad ammazzare una persona con l’aciugacapelli? ?_?

    I metodi sono molteplici, ma a parer mio tutti di scomoda applicazione. Andiamo ad esaminarli:

     

    a)       Un classico: il phon nella vasca da bagno -> BOCCIATO; a meno che il maniaco omicida non sia mia madre, dubito che altri abbiano l’accesso alla vasca mentre ci sono io piazzata dentro…e anche se fosse, esiste il salvavita, furbantibus!

     

    b)       Elaborato: strangolamento con filo -> metodo tanto elegante quanto scomodo…metti che per la fretta ci si impigli in mezzo da soli? Eppoi che senso ha? A ‘sto punto si fa prima con una corda. Non si fa nemmeno fatica a portarsi appresso tutto l’aggeggio!

     

    c)       Dilettantesco: lo sbatti con forza sulla ghigna della wittima -> Un sasso no? Anche perché ragazzi miei…il sasso è spesa nulla…ma se fai a pezzi il phon sul cranio di qualcuno chi la sente poi la mamma, la moglie, la sorella, o più in generale chi si serve di tale strumento? Chè poi è una spesa notevole ricomprarlo…

     

    Insomma, in qualunque modo la si metta non è certo il massimo della comodità…

    Comunque altro che mettere da parte la padella…comincio a pensare che non sia affatto inutile portarsela appresso.

    Metti che uno ti arriva alle spalle armato di phon…tu sollevi la borsa (munita di padella) e SBAM! Stordisci il matto quel tanto che basta a darti alla fuga…oppure gli provochi un trauma cranico…oddea, Dio non voglia! Magari l’omicida poi ti fa causa e finisce che gli devi pure pagare i danni!

    Ci mancherebbe solo quello.

    …ma passiamo oltre.

    Di cosa volevo parlare? In realtà di un bel po’di cose…talmente tante che ora non me viene in mente manco una.

    Tra l’altro al momento sono in fase post-epilatoria, quindi ho le tartacule che girano in maniera direttamente proporzionale alle maledizioni che ho tirato mentre mi estirpavo a morte…prima o poi mi vien via anche la pelle e qualche lembo di carne, me lo sento. Anzi, do un consiglio a tutte le girl: MAI USARE LA LAMETTA. Lo so, è rapida e indolore al momento…ma dopo hai tutto il tempo per pentirtene. A cominciare dal fatto che dopo due giorni sei punto e a capo, seguendo col ‘cazzo, mi si sono bucati i collant’ e terminando con urla belluine quando si va di ceretta.

    La mia preferenza va indubbiamente al silck epil: tanto comodo quando preciso, è per le persone maniacali che hanno tempo da perdere e vogliono fare un lavoro a puntino, da artista.

    Poi vi dirò, io e la cera andiamo poco d’accordo…finisce sempre che la spargo ovunque…ne trovi sul bordo del lavandino, tra i capelli, nella vasca, sul mobile, in faccia, sui vestiti…un casino. Un vero casino.

    L’unica soluzione plausibile è la cera idrosolubile. Ringrazio il genio che l’ha inventata. Almeno quella si leva.

    Badate bene però alle bufale…a scrivere ‘idrosolubile’ sulla confezione son capaci tutti, poi la provi e non viene via manco con l’olio. Manco se ti scortichi le gambe con la paglietta fino a farti venir via la pelle.

    Per ora che funzionano ho trovato solo quella della Veet e la Depilzero (evviva la pubblicità occulta).

    La ‘peggio cosa’ [cit. by Mauro] però rimane la crema epilatoria. Quella roba bianca e nauseabonda che nelle pubblicità pare tanto pratica e profumata di fiori…BALLE! In realtà è pestilenziale! L’odore è un misto tra ferro e sterco di porco, per chi non lo sappia.

    Miseriaccia, è talmente acre che lacrimano gli occhi… altro che cipolle. Senza contare che non brucia solo i peli superflui…se te la dimentichi e la lasci due minuti oltre il tempo limite ti cuoce a vivo! Roba che ti vengono le vesciche…e non parlo per sentito dire, ma perché l’ho visto.

    Sapete, sono questi i momenti in cui invidio gli uomini…perché noi sì e loro no? Noi dobbiamo soffrire, sempre.

    Diciamocelo…in verità la colpa è un po’nostra che vogliamo sempre fare ‘le splendide’…e ci mettiamo la mini con -10 gradi, e i tacchi sì, sono scomodi…ma vuoi mettere con le scarpe da tennis? E massì, mettiamo un filo di trucco che non guasta…e no, questo non me lo metto perché mi ingrassa…e via così.

    Per non parlare di quelle che ci diciamo da sole quando ci guardiamo allo specchio…che giochino simpatico: ‘trovati 10 difetti in meno di 30 secondi’! xD

    …sarebbe da fare una gara con le amiche e vedere chi vince.

    Scusate, magari dico delle donne ma non tutte sono complessate…o al contrario, ci sono uomini che lo sono.

    Capita eh, ne ho visti forse uno o due in tutta la mia vita di uomini complessati…ma ci sono.

    Tra l’altro meglio complessati che non credersi Brad Pitt o Angelina Jolie quando non lo si è…almeno, io la penso così…perché prima o poi qualcuno che ti porta a un brusco risveglio lo trovi sempre °_°

    Hmmm…cambiando argomento, sapete cosa mi piacerebbe? Sapermi cucire i vestiti da sola. Immaginatevi che soddisfazione avere un vestito fatto su misura. Esattamente come lo vuoi tu. Che meraviglia…

    Io poi non trovo mai i vestiti come li vorrei…non so voi. Cioè, si trova qualcosa che ci si avvicina…ma proprio quello che vogliamo non lo troviamo mai. A volte perché pensiamo a dei capi d’abbigliamento talmente assurdi o personalizzati che effettivamente una persona normale non arriverebbe mai a disegnarli, altre invece troviamo ESATTAMENTE quello che cerchiamo…poi guardiamo il cartellino del prezzo…e ci viene un infarto.

    Boia, io ormai l’ho capito. Se entro in un negozio l’unico vestito che mi garba costa minimo 80 euri.

    Sarà la sfiga, sarà che le cose che mi convincono davvero sono veramente poche e che ho una passione smodata per le robine anni ’80 che son pure tanto difficili da trovare…ma vedere delle gonne-cerotto che vanno sui 50 euro ti viene l’angoscia. Ma per la miseria, sono placcate in oro? A me pare mezzo metro scarso di tessuto di jeans…mettici anche la manodopera, è sempre un furto. Mah. Dico solo mah. X__x

    *si guarda intorno*

    Cielo, certo che ne ho imbrattato di spazio cibernetico…se non scrivo una marea d inutilità ogni volta non sono contenta.

    Vabbè adesso vi lascio che ho esaurito la Vena Loquace. Mi sento molto meglio…avevo bisogno di buttar fuori un po’di futilità. Scaricano. xD

    …ahn, quasi dimenticavo…informazione di servizio per il Folletto Malefico (alias Pdor): in questo momento sono le 19.11 °_°

    Detto questo, wado °_°

    Baci bacini a tutti e un abbraccio pVccioso ^_^ (maniaci esclusi O_O)

     

    By Sailor Padellus sulla cresta dell’onda ( ?_? non mi chiedete che c’entra, so solo che suonava bene)

    March 20

    Istinto o destino?

     

    Ho sempre amato vedere la luce del sole che filtra attraverso le tapparelle, la mattina presto.

    È la prima cosa che mi viene in mente, se penso a quand’ero piccola.

    Quello, e Clarissa che mi prende a sberle.

    …lo so, ho rovinato l’atmosfera in un battito di ciglia…ma un pizzico di humor ci stava. Un pizzico di humor ci sta sempre.

    Come sarebbe la vita senza sorrisi, dopotutto?

    Ma non sono certo in vena di disquisirne, stasera.

    Sapete, fuori il cielo è stupendo. Non so come sia da voi che state leggendo, in questo momento…ma qui è blu.

    Blu.

    Non c’è altro aggettivo per descriverlo. Basta guardarlo: rappresenta in pieno il concetto della parola ‘blu’.

    Il cielo quindi è blu, screziato d’ambra e d’argento lungo i bordi delle nuvole…che illuminati dalla luna paiono merletti di pizzo attorno a un abito di puro cobalto…

    …e io penso all’alba.

    Alla luce che che accarezza gli stipiti delle porte, l’armadio bianco, gli scaffali della cucina…e persino i miei capelli.

    È una visione talmente nitida che mi pare di viverla qui, in questo momento.

    I raggi del sole danno fastidio agli occhi, perché mi sono appena svegliata. A quest’ora non si ha ancora la concezione della giornata che inizia, e pensieri e preoccupazioni sono ancora intorpiditi in un angolo della mente che non ha proprio intenzione di mettersi all’opera…

    Però quella luce è così tiepida, rassicurante…come posso distoglierne lo sguardo?

    Ed è così che ci si sveglia del tutto, magari con una tazza di the bollente tra le mani e il silenzio che riempie le orecchie, che avvolge come una trapunta.

    Io sono seduta al tavolo, in questo momento.

    La mano sinistra corre impazzita sul foglio: scrive, cancella, riscrive, si ferma.

    La destra giocherella distrattamente con una moneta. Con 50 lire per la precisione.

    Il sole che sboccia a zagare si arrampica incuriosito sulla liscia superficie di metallo.

    Testa. Croce. Testa. Croce. Testa. Croce.

    Che faccio, lancio?

    …ho lanciato.

    La moneta dice croce.

    Io dico testa.

    Istinto o destino?

    I capelli scarmigliati scivolano sul volto fino a coprirmi la fronte, gli occhi. Sbuca solo la punta del naso da dietro la spessa cortina castana, nient’altro.

    Poi non vedo più nulla: né il foglio, né le scritte, né la moneta. Solo nebbia.

    Plic.

    Un rumore quasi impercettibile, secco. L’inchiostro blu sbava appena. Un danno tutto sommato modesto: la parola ‘colpita’ si legge ugualmente.

    E sorrido.

    Allontano il foglio, la penna…e mi alzo.

    La moneta tintinna sul tavolo, in un lamento.

    Di nuovo silenzio.

    E me ne vado.

    …può darsi che il destino esista, ma che vada a farsi fondere quella stupida moneta.

    Perché dopotutto è solo metallo.

     

    Stupida fino in fondo, e con la mia testa

    Alessia

    February 29

    Look beyond

     

    Premessa: quest'intervento c'è e basta. In quanto all'interpretazione...è contorta, non vi ci scervellate troppo. Soprattutto perchè questi sono personaggi che non ho mai usato fuori dai miei documenti word, tranne una volta.

     

    Song 

     

    -Cosa ti turba, streghetta mia?

    Clarabella sfiorava i petali bianchi con la punta delle dita, lo sguardo perso davanti a sé.

    -Le gerbere sono già fiorite, quest’anno…

    Pan le prese la mano con cui stava accarezzando i fiori, intrecciandola alla sua.

    -Rispondi alla mia domanda, per favore.

    La ragazza si volse piano, finchè quello sguardo vacuo non traboccò di tristezza.

    -Ti capita mai…ti capita mai di voler volare lonano, lontano da tutto e tutti…di accoccolarti in te stesso, ignorando semplicemente il mondo che scorre attorno a te?

    Clarabella levò gli occhi cielo, lasciando che il sole le investisse il volto senza far gesto di volersi schermare dai raggi.

    -Ma tu puoi volare via se vuoi, puoi volare via da chiunque, solo desiderandolo. Sei una strega, dopotutto.

    Un sorriso attraversò quel volto triste, un sorriso carico di comprensione.

    -Potrei volare via materialmente…certo, quello potrei farlo. Ma io vorrei volar via con la mente…soltanto con la mente…

    …ma non sarebbe giusto. Non lo sarebbe per nessuno, sai che non posso andarmene…non voglio andarmene.

    Il ragazzo inarcò un sopracciglio, l’espressione si fece spavalda.

    -Dì la verità: sei talmente ammaliata da me che non sopporteresti l’idea di lasciarmi qui, svolazzando in giro.

    Clarabella ridacchiò piano, serrando la presa sulla mano di Pan, che avviluppava la sua quasi completamente.

    -Forse è così…forse è davvero così, ma non per il motivo che pensi tu…non sono la tua Ninfa, Pan...non lo sono mai stata.

    -…solo perché non vuoi diventarlo.

    -Non è questo, e lo sai.

    -E qual è allora il motivo?

    Le labbra serrate, lo sguardo impassibile. Pan cercava una risposta, stavolta…ma Clarabella non era sicura di potergliela dare.

    -Pan…Pan…il motivo, mi chiedi?

    Un sospiro, prima di socchiudere gli occhi.

    La gonna leggera svolazzava giocando col vento. Cominciava a far freddo, forse avrebbe dovuto mettere qualcosa di più pesante.

    -Sai cosa vogliono dire le gerbere, nel linguaggio dei fiori?

    -No, non lo so Lara.

    La ragazza riportò lo sguardo sul viso di Pan, incorniciato di ciocche più fulve della pelliccia di Chobo.

    Quasi non riusciva a sostenere il peso di quegli occhi così intensi, così carichi di perché.

    Delicatamente sciolse le dita dalla sua stretta, sorridendo tristemente.

    -…non lo so nemmeno io, Pan. Non lo so…

    February 24

    Perchè le donne stanno molto dentro al bagno pubblico.

     

    Premessa: per la prima volta posto qualcosa che non è farina del mio sacco. Tutto il seguito di questo intervento è infatti un copia e incolla di una di quelle e-mail a catena che tutti odiamo...ma che, almeno per una volta, risulta divertente...e veritiera. Tanto che ho deciso di dedicarle un posto sul blog. Buona lettura, e grazie a Maria per avermela inviata xD

    "PERCHE' LE DONNE STANNO MOLTO DENTRO AL BAGNO PUBBLICO?!"

    Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da  bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva  il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: "MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto" e poi ti mostrava "la posizione" che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.  
    "La posizione" è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della  vita.
    Ma ancora oggi, da adulte, "la posizione" è terribilmente  difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.


    Quando "devi andare" in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt.
    Allora ti metti buona  ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di "me  la sto facendo addosso".
    Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con "la bambina piccola che non può più trattenersi" e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
    A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe.
    Sono tutti occupati.
    Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce.
    Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è  mai); non importa...
    Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.
    Tornando alla porta... dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con  l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi "la posizione"...

    AAhhhhhh...
    Finalmente...
    A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa  in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano  la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa  di 5 chili appesa al collo.
    Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di  pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non  succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa "non  sederti mai su un gabinetto pubblico!", così rimani nella "posizione", ma  per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!!
    Sei  fortunata se non ti bagni le scarpe.
    Mantenere "la posizione" richiede grande concentrazione.
    Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo...! non ce n'è...! (mai).

    Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la  porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta.
    E non appena lasci la  porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.
    NO!!
    Allora urli "O-CCU-PA-TOOO!!!", continuando a spengere la porta con la mano  libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori  abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta
    senza paura, nessuno oserà  aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a  cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare  utili in casi come questi e ti
    accontenti di uno, non si sa mai.

    In questo  preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così  minuscolo non sarà tanto
    difficile trovarel'interruttore!

    Riaccendi la  luce con la mano del kleenex, perché l'altrasostiene i pantaloni, conti i  secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perch  é hai su il cappotto  che non sapevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
    Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle  calze...il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti  vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un  bagno pubblico, perché davvero "non sai quante malattie potresti prenderti  qui".

    Ma la debacle non è
    finita... sei esausta, quando ti metti in piedi  non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!

    Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno,che vergogna!
    Finalmente vai al lavandino.

    È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere  la borsa nel lavandino;  l'asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei  pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!
    Esci  passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le  gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere  spontaneamente,cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro.
    Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!
    A me è capitato una volta, e non sono l'unica a quanto ne so!
    Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di
    leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.

    "Perché ci hai messo tanto?" ti chiede irritato.  
    "C'era molta coda" ti limiti a rispondere.
    E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta;
    così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere "la posizione".

    E la dignità.

    *Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto.*

     

    February 04

    Ecco perchè non porto mai gente a casa.

     

    PERSONAGGI:

     

    Carlo: papà

    Gabriella: mamma

    Stefano: ignaro amico di mamma

    Alessia: la sottoscritta

     

    La scena si svolge al supermercato. Corsia centrale, proprio in mezzo…giusto per dar meglio spettacolo.

     

    Carlo: (bisbiglia all’orecchio di Gabriella)

    Alessia: Che state confabulando?

    Gabriella: (sgomenta, rivolta a Carlo) Ma sei cretino? (si volta verso Alessia) No, niente…una delle stupidate di tuo padre!

    Alessia: Daiiiiiii ditemiiiiiiiiiiiii!!!

    Carlo: (prende un oggetto non ben identificato da dentro il carrello, mostrandolo con entusiasmo) …ma sono curioso!!! Io lo compro…

    Gabriella: (lo guarda a metà tra l’imbarazzato e l’incazzato) E tu pensi che io venga alla cassa? Vai a posare quel coso!

    Alessia: Ma che è? (si sporge per identificare la scatolina)

    Carlo: è un anello vibrante (come se nulla fosse)

    Alessia: (non rimane troppo si stucco, è abituata alle cazzate di papà) Ahhhh quello della pubblicità!

    Carlo: Sìsì quello!

    Stefano: (interviene, ad alta voce in mezzo al supermercato) Ma a cosa serve?

     

    Alessia, Carlo e Gabriella si voltano contemporaneamente verso Stefano con l’aria di chi non sa bene come trarsi d’impiccio.

     

    Stefano: Cioè…nel senso…ma dove si mette?

     

    I tre si guardano l’un altro. Attimo silenzio…poi, in preda all’ilarità, scoppiano a ridere convulsamente.

     

    Gabriella: (con l’aria di volersi sotterrare) Beh…è per le parti intime…

    Stefano: (come se nulla fossa, aspettandosi una risposta) Sì, ho capito…ma nel dettaglio come funziona?

    Gabriella: Ehm…forse è meglio se guardi sul sito…

    Carlo: Eh! Per quello lo voglio prendere…così lo smonto e vedo come va…perché a batteria mi pare un po’strano…vorrei vedere il meccanismo…

    Alessia: Sì pa…così poi lo lasci in giro, entra la nonna in casa, lo vede, e le dobbiamo spiegare che roba è!

    Gabriella: (Adesso si sta arrabbiando) Ma si può sapere poi che te ne devi fare??? Vai a posarlo!

    Carlo: Ce li hai 10 euro in moneta? Così vado a pagarlo a parte!

    Gabriella: (Con tono che non ammette repliche, accompagnato da sguardo di fuoco) CARLO!!!!

     

    Carlo va a posare l’arnese fingendosi abbattuto. Poi torna, fa l’occhiolino a Gabriella e scoppia a ridere.

    Tutti gli astanti capiscono finalmente di essere stati presi per il culo.

    La scena si chiude con una risata generale.

     

    Morale: meglio ridere che piangere.

     

    PS. Scusa Stefano, ma ormai tanto l’avrai capito che non siamo una famiglia sana di mente!

     

    January 21

    La Bella Addormentata nel Bosco

     

    C’è forse storia più insulsa di questa?

     

    C’era una volta una bella, bellissima ragazza.

    Era figlia di re, era quindi ricca e aveva tutte le migliori virtù(potere del denaro…con quello si compra tutto!)…e pure le fatine magiche a servizio.

    Però una maledizione gravava sulla sua testa per colpa di Malefica: sarebbe morta punta da un fuso all’età di 16 anni.

    …ma allora le fatine che ci stanno a fare?

    Hovviamente a mutare la morte in sonno profondo…sonno per 100 anni!

    Poi arriva il principe e salva la squinzia.

    E vissero tutti felici e contenti.

     

    O_o Bello.

    Facile per lei, ha ronfato per tutta la storia!

    Almeno Cenerentola ha sofferto prima…ha passato l’infanzia a scrostare pavimenti e lerciume, con la schiena gobba!

    Almeno Raperonzolo è rimasta chiusa in una torre a fare la muffa per anni e anni!

    …tutte le principesse hanno fatto qualcosa, tranne lei.

    Hai voglia il principe a sbattersi ad ammazzare draghi, farsi strada tra i rovi col decespugliatore e scappare da fatacce infami!

    E anche le fatine…tra decidere il vestito per il ballo, aiutare quello scemo di principe, addormentare tutto il regno (cosicchè una volta svegliata avrebbe avuto a disposizione un bello stuolo di servitori, la principessina…) e far casino a colpi di bacchetta…hanno fatto pure loro una bella faticaccia!

    E che dire di Malefica?

    1)Non è stata invitata alla festa di corte

    2)Cerca di vendicarsi(giustamente), e si mettono in mezzo quelle mentecatte di fate

    3)Riesce nel suo intento, ma arriva anche il principe a romperle le bolaz

    4)Le tocca trasformarsi in drago per tenere tutti lontani da Rosaspina…Biancaspina…(come diamine si chiama? Bah, fatto sta che già il nome la diceva lunga! Una così vuoi che non vada a pungersi con qualcosa?)

    …e alla fine?

    Si becca una spadata nello stomaco! E quella smorfiosa, che non ha fatto altro che dormire e trotterellare in giro a fare l’emo tagliandosi coi fusi, vive per sempre felice e contenta…con un vestito fatato in doppia tonalità: rosa e azzurro, double face per il cambio stagione! Con le fatine che le corrono dietro sbraitando incantesimi…

     

    Ma perché non è così facile?

    Ti guardi allo specchio e scopri di essere figa, ricca(beh, dopo l’opera del chirurgo plastico al fine di realizzare il punto uno, forse un po’meno…), buona, amata e con gli uccellini che ti sbrigano le faccende di casa…

    Poi a un certo punto ti sbraghi sul letto…e DORMI.

    Dormi finchè non arriva il bel principe che ha rischiato la vita per te, e ti ama alla follia anche se non ti ha mai visto prima(specie la mattina in stile zombie, con l’eye liner sbavato fino al mento e i capelli che pari Medusa) e vuole passare tutta la vita con te…(solo perché non ha mai assistito a una tua crisi isterica!) e ti carica su un bel cavallo bianco(va beh, cavallo cavallo magari no…viva i mezzi moderni!) pronto a portarti nel suo bel maniero(eh sì! Perché oltre che da sbavo è anche più ricco di te, e dolce, e gentile, e romantico, e perfetto…!) e sposarti…

     

    Perché?

     -Perché questa è la vita reale! Svegliati, cretina! – mi direte voi…

     

    …sarà, ma se quella stronza pigrona mi capita davanti le assesto una padellata!

    Così, giusto per levarmi uno sfizio.

     

    Malefica♥

     

    January 02

    Sensazioni

    PREMESSA: Derivato da tutto e niente, ascoltando una canzone che non mi va di hostare. Essendo Chan un pg allegro non posso certo riportare questo post in IT. Quindi lo lascio sul blog.

     

    I fiocchi di neve si abbracciano nel cielo, incrociandosi in una danza confusa, eppur armoniosa.

    Sembrano instancabili…sono così meravigliosi…

    Il vetro è freddo, ma Chan non vi stacca la fronte, appoggiandovi invece anche il naso. Sembra incurante del fatto che il suo respiro, addensandosi, lo stia appannando. Sembra incurante di tutto...anche di sé stessa.
    Vede solo i fiocchi di neve, che volteggiano nel cielo cupo, illuminato soltanto da qualche stella sporadica.

    Le lacrime sono salate. E calde.

    Presto gli zigomi ne sono coperti…che strano contrasto: il vetro gelido, il volto bollente.

    Ora non vede più nemmeno la neve.

    Chiude gli occhi, sospirando silenziosamente. Un piccolo singhiozzo le sfugge, ma si affretta a soffocarlo mordendosi un labbro.

    Non sa nemmeno lei perché sta piangendo…o forse lo sa…ma che importanza può avere?

    Sa solo che piangere la fa sentire meglio.

    Piangere e basta, senza pensare a nulla…

    Le lacrime lavano via ogni sentimento represso: incomprensioni, rabbia, impotenza, parole non dette, preoccupazione…

    No. Non è vero.

    Rimane tutto.

    I problemi sono solo rimandati, ma le lacrime sono uno sfogo. Danno coraggio.

    Ti svuotano l’anima, lavandoti dentro…portandosi via quello che c’è di brutto, quello che non si capisce…forse solo per qualche minuto, per pochi istanti…

    Chan si accontenta di quello.

    Vuole stare in pace per pochi, pochi attimi.

    …ma vuole stare in pace. Staccare la spina, allontanarsi da tutto e tutti. Fisicamente e mentalmente. Ha bisogno solo di quello.

    Le palpebre si sollevano nuovamente, le ciglia imperlate.

    Scosta la fronte dal vetro, finalmente.

    Si asciuga il volto con una manica del maglione, che le solletica il volto arrossato su cui le lacrime stanno cominciando a seccarsi.

    Gli occhi pungono ancora, come se volessero ricominciare a piangere.

    Ma Chan non vuole…non ha più lacrime da sprecare in quel momento, non vuole farlo.

    Si limita a guardare fuori dalla finestra, in silenzio.

    Qualche singhiozzo la agita ancora…ma basta ignorarlo.

    Chissà se la neve si poserà domani? Chissà se camminando in mezzo al parco i piedi affonderanno nella coltre spessa, o se si scioglierà prima che faccia giorno…chissà se domani andrà un po’meglio…se riuscirà a sorridere per davvero…?

    Chissà…?

    December 15

    Neve

    Aria di neve.

    Il vento gelido che graffia le guance; il cielo plumbeo striato di rosa salmone; la luce opaca, pesante…quasi palpabile.

    Già, stamattina c’era proprio aria di neve.

    Non che poi abbia nevicato chissà quanto, intendiamoci…si è visto solo qualche fiocco sporadico, nulla più.

    …ma il mio umore è decisamente salito alle stelle (anche se stavo crepando dal mal di testa, al solito).

    La prima cosa che mi è venuta in mente, camminando in mezzo al parco col naso all’insù sulla strada per andare a scuola, è stato Cipì.

     

    “Un mattino, mentre il vento faceva un pisolino sul fondo della vallata, le nubi si strinsero fra loro come tanti pecoroni.

    - Sorelle nuvole, – cominciò una nuvoletta ai margini del gregge – non sentite in voi qualche cosa di strano?

    - È vero…! – gridarono le altre, - le nostre goccioline si stringono per il freddo attorno ai granelli di pulviscolo e giocano a fare le stelline bianche.

    - Da me una stellina si è staccata e vola giù come un paracadute! – gridò il nuvolone.

    - Un fiocco bianco danzava infatti nel cielo gelido e diceva: - Sorelle goccioline, io volo, addio! Perché non diventate anche voi farfalline bianche libere e leggere? Perché non venite con me?

    - A che fare?

    - A trasformare i giardini spogli in ricami, le piante e le erbe in pizzi…!

    - Veniamo…veniamo anche noi! – esclamarono alcune goccioline e la danza incominciò.

    In poco tempo da ogni nuvola incominciarono a staccarsi sempre più numerose lievi farfallette bianche che si lasciavano cadere lentamente, volando verso la terra.

    Ogni nuvola pigra e scura si trasformò in miliardi di farfallette volteggianti, ed era un bel gioco e taluna diceva: - Io voglio adagiarmi su quella pianta solitaria! – e un’altra: - Io voglio fare l’equilibrista sul filo!

    Primi a vedere le farfallette bianche furono i figli di Cipì che giocavano a contare le nuvole; gridando di gioia si lanciarono al volo per acchiapparle.

    Ma i passeri anziani li ammonirono: - Fra poco, quando le farfalle avranno coperto la terra, non riderete più!

    - Perché? – domandavano i passeretti.

    - Perché avrete fame.

    E fu proprio così; dapprima le farfalle erano rade e trovavano tutte un posto sulla terra, poi divennero più fitte e larghe e quando la terra fu coperta si accumularono le une sulle altre…”

     

    [Cit. per chi non l’ha letto]

     

    …lo so, non è una visione molto positiva dell’inverno xD

    Ma è stata la primissima cosa a cui ho pensato!

    Poi mi è venuto in mente il Porto Antico di Genova (non chiedetemi che collegamento ci sia tra queste due cose, che non ne ho idea °_°) e infine le ultime battaglie di neve, quelle di quando hanno chiuso la scuola.

    La cosa bella è che ogni anno rischiamo l’osso del collo: io che scivolo sul ghiaccio e finisco in mezzo alla strada, con Ody che se la ride mentre una macchina mi sfiora a pelo al posto di tirarmi indietro…Gaia che cade di culo per terra finendo sotto una auto(fortuna che s’è fermata)…Monica che per vendicarsi di una palla di neve mi insegue per tutto il cortile della scuola e, mentre è in procinto di acchiapparmi, affonda fino alla vita cadendo di faccia per terra(con coro di risa di tutta la scuola)…gli shampoo di neve(traumatici)…il ghiaccio dentro i maglioni(sempre quella ‘starda di Ody xD)…e per finire, la gara delle ‘Deficienti’ scivolando giù dal ponte al Quartiere dei Cigni…memorabile…magari riuscissi a hostare il video! x°D

    Oddea…la verità è che odio l’inverno. Lo detesto con tutta me stessa...mani screpolate, naso e orecchie ghiacciate, l’essere obbligati a girare per casa avvolta in una coperta di pile doppio strato, niente sole, l’infulenza…

    L’unica cosa positiva è appunto la neve. Quando non si ghiaccia, s’intende. Perché col mio ‘straordinario’ senso dell’equilibrio cado gambe all’aria nel parcheggio una mattina su tre…

    C’est la vie!

    Però dai, sono contenta. È un periodo del cavolo, sono incasinatissima…ma oggi devo dire che sono contenta.

    Merito del lunatismo.

    …e speriamo che duri.

     

    Un abbraccio lanuginoso(per via della coperta °_°), Alessia♥

    November 05

    Per chi sostiene che la sfiga non esiste.

    Il riassunto qui di seguito parla della giornata di sabato,dedicata al Lucca Comics...è una dimostrazione magistrale di quanto la sfiga,quando ti prende di mira,si accanisca su di te con tutte le sue forze fino a distruggerti.

    Nota:in realtà l'ho scritto ieri(a mente fresca^-^),ma l'ho pubblicato solo oggi perchè mi ero scordata di averlo fatto %)

     

    Lo ammetto.

    Era da almeno un anno e mezzo che non mi trovavo sull’orlo della crisi isterica,ma ieri ci sono andata vicina…devono averlo capito anche gli altri che hanno perso il treno con me(per la sottoscritta era il 3°),perché sono stati fin troppo gentili °-°

    Ma raccontiamo dapprincipio.

    Ore 6.41: la sveglia non è suonata,sono in ritardo di 40 minuti sulla tabella di marcia…mi doccio e mi vesto in fretta e furia,sono fuori di casa per le 7.30.

    Mio papà mi accompagna,per darmi almeno una speranza di prendere il treno(dovendo fare ancora i biglietti…)…becchiamo tutti i semafori rossi,circa una decina di automobilisti rincoglioniti e per finire il papy per la fretta imbocca un senso unico nei pressi della stazione ._. …sono scesa dalla macchina e ho continuato a piedi…correndo.

    Alla stazione ci sono almeno 40 minuti di fila per sportello,anche a quello inculato…sulla sinistra…quello sempre,e dico sempre vuoto…beh,mica tanto sempre: ieri era pieno -.-

    Vado ai biglietti veloci,non ho la minima idea di come cazzn si usi quell’aggeggio infernale di una macchinetta…una signora prima mi aiuta,e poi mi frega il posto in coda…

    Tra parentesi: mi ha fregato il posto solo perché sono rimasta interdetta °_°

    Ho provato a fare il biglietto non una,non due ma ben 3 volte…la prima stavo quasi per riuscirci eh,poi mi ha dato ‘azione annullata’,e di seguito ‘biglietti non più disponibili’…insomma,mi hanno fregato l’ultimo posto per un soffio.

    Ho preso il treno dopo,delle 9…quello che costava quasi il doppio…inutile dire che la macchinetta mi ha pure fottuto il resto.

    Ormai tanto mi ero rassegnata sulla piega che avrebbe preso la giornata…forse da qui avrei già dovuto intuire qualcosa,in effetti…

    Dopo mezz’ora di fila allo sportello per sapere la destinazione finale di quello diretto a Firenze,(perché quello stronzo aggeggio ciula dindi non te lo dice mica…)ho scoperto di dover pigliare quello per Roma Termini.

    Bene: Roma Termini,ce la posso fare…ce l’ho fatta.

    Sono arrivata a Firenze S.M.N.,il treno per Lucca non era ovviamente segnato sul tabellone…quindi son corsa avanti e dietro per la stazione chiedendo informazioni ai passanti(gli sportelli hanno chiuso tutti,tranne uno zeppo,quando sono arrivata io^__^) che:

    1)Non sapevano una cippa/non parlano italiano

    2)Scappavano terrorizzati non appena si accorgevano di come ero conciata -.-

    Insomma,alla fine ho trovato ‘sto treno,che è stato anche l’unico che non ho perso in tutta la giornata…sì,ma peccato sia partito mezz’ora dopo di quanto segnato sugli orari,e sia arivato alle 2.20 anziché all’ 1.30…Blacco,Noemi…imploro perdono.

    Trovati 3 ragazzi simpatici durante il viaggio: uno Toscano,altri sue di Milano che avevano fatto il mio stesso percorso(senza perdere il treno)…anche loro ridevano per sdrammatizzare…’stardo di un treno.

    Alle 2.20,quando Gian mi ha visto,temevo volesse strozzarmi(forse l’abbigliamento da scienziato pazzo suggestionava un pochino…)…ma è stato magnanimo(sicuramente più di quanto lo sarei stata io) e non mi ha nemmeno preso per i capelli.

    La MMMMoglie era bellissima *.* come al solito,del resto.

    Arriviamo a  P.ta San Pietro,dove finalmente c’erano  gli altri…SOLLIEVO.

    Beh,avevamo solo un paio d’ore…insomma,al Lucca Comics manco ci sono entrata(10 euri buttati nel cesso,olè) però sono arrivata viva alla meta xD

    Wolvy e Pdor mi mancavano nella lista delle persone da vedere…Pdor dal vivo è troppo bellino °__° sembra un folletto…un folletto sadico,ma pur sempre un folletto…non ha portato la tanica per darmi fuoco però… T__T (francamente mi avrebbe evitato un’altra mezza giornata di sofferenze se l’avesse fatto x°D)

    Brittuccia,Xellastra…vi ringrazio davvero per i regali…non me l’aspettavo… °__° sembrava quasi un compleanno >//<

    Bella la lotta tra Fello e Nym(documentata attraverso filmini °_°)…CI GUARDAVANO TUTTI!

    Peccato che il Lucca Comics non sia un posto normale,infatti in genere anche se sei vestito da pollo gigante non ti caga nessuno…xD

    …figuratevi che combinavano quei due matti per essere guardati così!! °_°

    Ecco.colgo l’occasione per mandare un saluto alla Poppon e Sandro,che non li ho visti .__.

    Eh sì!Perchè se no mi partiva il treno °______°

    Quindi…saluto velocisssssssssssssssssssimo e viaaaaaaaaaaaaaaa!!!

    Scena: io e Blacco che correvamo fino a perder le gambe…qui fra padella,zaino e borsa(grazie Blacco per avermi dato una mano x°D) è andata a finire che siamo arrivati a pelo…

    …peccato non avessi ancora fatto il biglietto ._.

    Ho ri-perso il treno.

    Quello dopo è partito alle 17.32…non era pieno…era saturo,zeppo….impressionante O_O

    Pensate che c’era la gente in piedi…e il treno era a due piani…xD

    Vabbè alle 18.30 sono arrivata a Prato Centrale…ed ero quasi tranquilla…la partenza per Milano Centrale era prevista per le 18.48,e avevo già controllato il binario: n°5.

    Credo che non lo scorderò mai più °__°

    …in verità mi pareva strano che il treno ritardasse,e che le persone due minuti prima che partisse il treno accanto si fossero spostate in massa…MA COME SI Può ESSERE COSì…COSì STRONZI DA CAMBIARE IL BINARIO DUE MINUTI PRIMA CHE PARTA IL TRENO???QUANDO ORMAI è Già ARRIVATO???DITEMELOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!

     

    *respira*

     

    Ok.

    Ci sono.

    Sono calma.

     

    *sorriso*

     

    Calmissima...tra la sveglia obbligata,il correre per tutto il giorno,i due treni già persi,il freddo cane che faceva a Prato(era già buio),il fatto che in tutta la giornata avessi mangiato una brioshe,avessi bevuto ancor meno,lo stress generale,il pensiero di dover aspettare un’altra ora al freddo,dover avvisare i miei che sarei arrivata in stazione non alle 20,come sperato all’inizio…non alle 22,che ormai mi ci ero rassegnata…ma alle 23!Alle 23 in Stazione Centrale…°__° e che quindi dovevano obbligatoriamente venirmi a prendere…tutto questo,sommato alla giornata di merda avuta…

    Sì,come già detto stavo per avere una crisi di nervi…che comincia con risate convulse,e si conclude con pianto isterico.

    …mi sono fermata alle risa convulse.

    Amo il mio self-control.

    Ci ho messo una vita a svilupparlo,e in questi casi è vitale.

    Quando ho raccontato a quelli di fronte a me che era il terzo treno che perdevo mi hanno fissato con gli occhi a palla,strabiliati x°D

    Sono stati davvero gentilissimi,volevano anche darmi da mangiare…non sapevo manco cosa dire…ero un po’in imbarazzo,lo ammetto.

    Ho sentito anche Gian,a quanto pare era incasinato pure lui…spero meno di me francamente!Anche se con tutta la roba che si è scolato mi chiedo come abbia fatto a reggersi in piedi °_°

    Vabbè,alla fine a casa ci sono arrivata…al treno hanno cambiato ancora binario,ma ‘sta volta non hanno fregato nessuno.

    Bastardi di Trenitalia…alla faccia vostra,ah ah!

    Nonostante i 10 minuti di ritardo del treno(pure!!!) a casa ci sono arrivata lo stesso!!!!

     

    ….a MEZZANOTTE °_°

     

    Conclusione:

     

    Treni persi: 3

    Ore di viaggio: 12.40

    Livello crisi isterica: 9 ½

    Persone simpatiche incontrate: 8 (almeno quello!)

    Tempo passato con i mugglenetti: 2.30 h

    Tempo passato al Lucca Comics: 10 minuti

    Soldi buttati nel cesso: 80 euri all’incirca

    Persone da ringraziare: Xella e Britta(per i regali >_<),Gian e Noemi(che non mi hanno ammazzato),la coppia che ha perso il treno con me(genitilissimi),tutti quelli che mi hanno fatto sorridere in una tale  giornata da incubo,placando sul nascere svariate crisi di nervi.

    Voto finale: N.O. C.O.M.M.E.N.T.

     

    …dopo tutto ciò mi chiedo: NON è IL ROSA PORTA SFIGA?

    Mah!Fatto sta che oggi,per scaramanzia,mi sono vestita d’azzurro.

     

    Un abbraccio disperato,dalla vostra sfigatissima Alessia